Mercoledì 29 ottobre

GOLE DEL CARDINELLO

Isola Montespluga (SO)


Ritrovo partecipanti
Ore:6:30
piazza del mercato
auto proprie
Direttore gita

Rivolegersi in sede

Dati della gita
Partenza:Isola di Montespluga
Durata:5h giro ad anello
Dislivello:650 m.
Difficolta':EE
Attrezzatura:escursionistica
Informazioni Strada          Meteo

Caratteristiche della gita

Escursionistica panoramica

Introduzione

Questa escursione fa parte del più ampio percorso storico-escursionistico lungo l'antica via Spluga, che per secoli, insieme ai passi del Maloja e del Settimo, ha collegato la Valchiavenna e l'area comasca al Nord Europa. L'itinerario completo, il cui ripristino è stato completato in occasione del Giubileo, si sviluppa su 65 km, da Thusis a Chiavenna. Il tratto della gola del Cardinello, tra Isola e Stuetta, è paesaggisticamente il più spettacolare ed è emozionante ripercorrere i gradini sui quali per secoli sono transitate carovane cariche di mercanzie, truppe imperiali, commercianti, viaggiatori... Il percorso era già praticato in epoca romana, ed ebbe alterne vicende nel corso del Medioevo, in rapporto alle altre vie che passavano più in alto. Recuperò importanza nel corso del seicento a seguito di sostanziali miglioramenti e nel settecento fu ulteriormente migliorato e attrezzato con parapetti e tettoie paravalanghe.

Percorso stradale

Raggiungere Arosio dove si imbocca la SS 36 la statale del “Lago di Como e dello Spluga” che si percorre quasi sino al termine passando per Lecco, costeggiando tutta la sponda destra del lago di Como.Giunti a Colico si prosegue in direzione della Valchiavenna passando per Novate Mezzola, Chiavenna e Campodolcino sino a raggiungere Isola di Montespluga ove si parcheggia in uno slargo presso l’invaso artificiale.Km. 150

Escursione

Dal paese di Isola -- dove è assolutamente d'obbligo fare sosta alla storica Locanda Cardinello (anche se non ci si ferma a pranzo) e visitare le salette più antiche: il palazzo risale al 1722 e gli ambienti interni, con il monumentale camino, le pareti annerite dal fumo, il mobilio secolare e i piccoli curiosi attrezzi appesi alle pareti, evocano una atmosfera di tempi lontani, e proiettano i visitatori in quella particolare sensazione di calore accogliente che i tedeschi chiamano 'Gemuetlichkeit' (bella parola intraducibile) -- si continua lungo una strada ancora carrozzabile che percorre la destra orografica della Valle del Liro raggiungendo le case di Mottaletta 1342 m, per poi inoltrarsi, a sinistra, in Val Febbraro. Interessantissima la visita alla piccola frazione, oltre la quale si procede avendo sul versante opposto della valle la visione delle case di Torni 1351 m, raggiunte da un tracciato inizialmente carrozzabile e parallelo al nostro. Il proseguimento del nostro itinerario si svolge su buon sentiero recentemente ripristinato, che taglia dei ripidi prati per giungere nel magnifico nucleo di Rasdeglia, ancora perfettamente conservato nelle sue architetture originali e di cui si consiglia la visita. Evidenti, qui come a Mottaletta, le tipiche costruzioni alpine d'influenza Walser dove il legno è l'elemento architettonico principale. Ci troviamo sul tracciato originario della "via del Cardinello" che da Isola passava per i due nuclei appena visitati. Oltre Rasdeglia il tragitto prosegue su sentierino che traversa un anfiteatro erboso (fontana) e poi raggiunge le poche case in pietra di Soste 1544 m, antichissimo agglomerato il cui nome indica come qui si trovasse un punto di riposo per i viandanti. Di fronte si apre l'oscura forra del Liro; ancora poche centinaia di metri e, abbassandosi a destra verso il torrente, il sentiero raggiunge un ponticello recentemente sistemato, che permette di arrivare sulla stradina che percorre l'opposto versante provenendo da Torni. Ora siamo sul tragitto "ufficiale" del Cardinello, quello spesso decritto nelle guide e nei depliant. Seguendo il bel tracciato si prosegue finché la carreggiata si restringe a sentiero e sale ancora un poco, per poi iniziare sorprendentemente a percorrere la verticale parete che piomba sul torrente. Si tratta di una specie di cengia intagliata nella roccia che per oltre 500 metri di sviluppo, sale lentamente, fino a sbucare su pendii più mansueti un po' prima della diga del Lago di Montespluga. Durante il percorso si aprono belle vedute sul versante opposto della gola che appare meno ostile ed esposto al sole. E' difficile trovare una valida motivazione per giustificare la realizzazione di un percorso tanto ardito ed impegnativo. Forse il tutto fu facilitato dalla natura stessa che "regalò" all'uomo la cengia su cui ci troviamo, già quasi bell'e fatta. Trovandosi un corridoio naturale del genere è probabile che venne spontaneo il farci passare la strada. Man mano si sale, si apre anche la vista sulle alte montagne del versante destro idrografico della Val San Giacomo e, in particolare, appare imponente la sagoma del Pizzo Ferrè 3103 m. Il tracciato presenta alcuni punti veramente impressionanti anche se è sempre largo e comodo. Seguendo le sinuosità e le quinte della parete rocciosa, la via serpeggia dentro e fuori con viste vertiginose sul torrente. Alcuni tratti più esposti sono anche attrezzati da un corrimano ottenuto con una fune metallica, che però non serve mai veramente. Al termine del tratto più esposto la via raggiunge i pascoli che precedono la diga di Montespluga. Qui possiamo scegliere di piegare a destra per arrivare a Stuetta dove si trova l'omonimo rifugio che può servire da ottimo punto di ristoro. In alternativa possiamo continuare fino alla vicina diga che in realtà è formata da due muraglioni separati dalla tondeggiante emergenza della Colmanetta sulla quale doveva sorgere un castelliere o simile postazione di guardia. In discesa può essere un'idea quella di abbandonare la mulattiera poche centinaia di metri sotto la diga per scendere una scaletta di pietra e traversare il Liro su una fragile passerella di legno. Un sentierino, prosegue sul versante opposto fino al magnifico poggio di larici posto a quota 1825 m, dove si trovano alcune baite. Da qui, per sentiero, si scende alle baite del Crotto dove si entra su quello che fu il percorso integrale della via trecentesca che poi si ricollega all'itinerario percorso in salita poco prima di Soste.