14-15/07/2018

Monte Care' Alto

I sentieri della Memoria


Ritrovo partecipanti
Ore:6.30
Via Ugo Foscolo, 91, 20015 Parabiago MI, Italia
Auto Proprie
Direttore gita

Alessandro Repossini

3488568066 ing.repossini@gmail.com
Dati della gita
Partenza:Pian della Sega
Durata: 1g. 3-3,5h-2g. 4-4,5 h salita, 4h discesa
Dislivello: 1g. 1350-2g. 1000
Difficolta': 1g. E - escursionistica-2g. PD - alpinistica poco difficile
Attrezzatura: 1g. Da escursionismo-2g. Da alpinismo
Informazioni

Introduzione

La salita al Monte Carè Alto viene proposta in occasione del percorso ""i sentieri della memoria"", a 100 anni dalla fine della Prima Guerra mondiale. Come molte altre cime, anche questa è stata teatro di molti scontri tra italiani e austriaci, e sono tuttora evidenti le tracce delle fortificazioni e dei trinceramenti dell'epoca. In particolare, la zona del Carè Alto era presidiata dagli austriaci, che ne fecero una base logistica e strategica di rilievo. Gli italiani, attestati nella vicina Val Camonica, durante la primavera del 1916 conquistarono il vicino Crozzon di Lares, portandosi a ridosso delle postazioni nemiche.
Nelle vicinanze del rifugio omonimo e sulle vette soprastanti sono presenti reperti di guerra, e c'è perfino una caratteristica chiesetta, costruita da prigionieri russi durante il periodo bellico.
Durante la nostra escursione pertanto uniremo la passione per l'alpinismo e per i meravigliosi panorami alla memoria storica di un periodo che ha cambiato il corso della storia d'Italia.

Percorso stradale

Percorrere l'autostrada A4 fino a Brescia Est. Uscire e prendere per Rezzato, proseguendo poi sulla SS45bis fino a Villanuova sul Clisi. Qui prendere la SS 237, per non lasciarla più fino a Tione di Trento. A questo punto prendere la direzione Pinzolo (a sinistra) fino al Comune di Spiazzo. Qui una stradina verso sinistra conduce in pochi chilometri a Pian della Sega, dove si parcheggiano le auto.

Escursione

Primo giorno
La salita al rifugio è piuttosto impegnativa, sia per il dislivello di circa 1350 m da superare, tra l'altro con lo zaino pesante, sia per la pendenza media del sentiero. La prima parte avviene su strada sterrata, direzione ovest, poi per sentiero sempre ben segnalato (segnavia 213), che segue la sponda sinistra del Rio Bedù di Pelugo. Il sentiero raggiunge dapprima una malga (Malga Coel, 1440 m) e poi prosegue piuttosto ripido nel bosco. All'uscita dalla vegetazione (il terreno spiana per un breve tratto) si prende alla nostra sinistra (destra orografica) fino ad un ponte che attraversa il torrente. Da questo punto il sentiero torna ripido e ancora più stretto, inerpicandosi su un gradino roccioso, superato il quale devia decisamente verso sud (tratto in falsopiano, a c.ca 1900 m di quota) e poi di nuovo a ovest. Da qui al rifugio ci sono ancora circa 500 m di dislivello da percorrere, su mulattiera che alterna tratti rocciosi a prati di alta quota, fino all'arrivo al Rifugio Ongari (2580 m). Tutto il percorso è piuttosto scalinato: faticoso in salita e ... in discesa! PS: Il costo della mezza pensione al Rifugio è di 41,00€ per i soci CAI.

Secondo giorno
BREVE DESCRIZIONE DEL TRACCIATO DI ROTTA: lo schizzo di rotta è semplicissimo: 1,5-2h su morena glaciale, tra grosse conformazioni rocciose e roccette direzione N (350°), fino alla Sella di Niscli (laghetti, 2800 m), 30 min di roccette direzione O (280°) fino al ghiacciaio (3150 m), poi 1h di ghiacciaio (SO, 230°) fino alla cresta finale e la cima (per l'ultimo tratto (S) considerare, a seconda dell'abilità della cordata e della stanchezza, da 45 min a 1,5h ) (3463 m).
DESCRIZIONE ESCURSIONE: Dal Rifugio si percorre un primo tratto in discesa (Bus del Gat), una vera e propria scalinata che raggiunge il fondo del Vallone di Niscli. Segue un tratto il leggera salita (direzione N-NO) fino all'attraversamento del torrente su un ponte costituito da due grosse funi metalliche. Passato il ponte si prosegue seguendo la traccia contrassegnata da ometti di pietra fino alla Sella di Niscli. Di fronte a noi il riferimento è una grossa conformazione rocciosa, il Croz de la Stria, poco più alto, che aggireremo alla base (tenendolo a destra), fino al ghiacciaio. Ci portiamo in salita verso il centro del ghiacciaio, e proseguiamo in direzione SO puntando verso una serie di cimette frastagliate (Gobbe del Folletto). Da qui, mantenendoci piuttosto sulla nostra destra (sinistra orografica), saliamo verso la pala finale, il cui attacco varia a seconda dell'innevamento e sarà valutato sul posto. La cresta finale è preceduta da una cinquantina di metri di pendio nevoso ripido, circa 40-50° di pendenza, fortunatamente non esposto, da arrampicare con picozza e ramponi. L'ultimo tratto prima della vetta è alpinistico su roccia e misto. Occorre superare una paretina piuttosto ripida, proseguire su canalini e piccole cenge e guadagnare la vetta, a circa 4 h dal rifugio. Il tratto terminale non è banale, ma si può proteggere (qualche spit). La vetta è meravigliosa e il panorama impagabile, con l'Adamello di fronte e le Dolomiti di Brenta alle spalle. in discesa, per evitare di disarrampicare la cresta finale, si appronterà una doppia di 50-60m, che su pendio nevoso di 60° ci farà riguadagnare (quasi) il ghiacciaio. Da qui si scenderà per la via di salita.

Note

SI TRATTA DI UN'ESCURSIONE ALPINISTICA A TUTTI GLI EFFETTI, DI GRANDE SODDISFAZIONE MA MOLTO FATICOSA. SI RICHIEDE A CIASCUN PARTECIPANTE ESPERIENZA ALPINISTICA DI BASE E ALLENAMENTO. E' NECESSARIO SAPER PROGREDIRE SU PENDIO INNEVATO CON PENDENZA 40-50°, ESEGUIRE DISCESA IN CORDA DOPPIA, ORIENTARSI IN CASO DI SCARSA VISIBILITA'. Dotazione personale obbligatoria NON DEROGABILE: oltre alla solita da alpinismo ghiaccio-misto, portare PIASTRINA/DISCENSORE, 3 MOSCHETTONI A GHIERA, 2 CORDINI.